17 settembre 2018

vivo - renato zero





Cantautore, showman, ballerino italiano (Roma 30 septiembre 1950). 
Canzone trattdall'album "Zerofobia" del 1977.
Per ascoltarla cliccare qui

15 settembre 2018

tiramisù ai fichi




Ho tante cose da raccontarvi: luoghi visitati e le sue storie; nuovi amici che sono arrivati nella Granja; le proprietà di tante erbe raccolte, seccate e pronte all'uso; nuove ricette preparate ... solo che il tempo per farlo è zero 0⃣
Però non posso non postare questa delizia prima che finisca il periodo dei fichi. Se siete dei golosi di tiramisù, anche in ogni sua variante ( tiramisù con fragole e crema di limoncello; tiramisù con cachi, cannella e amaretti) dovrete assolutamente provarlo!!!

Gli ingredienti che ci servono sono:

fichi 8 ; savoiardi 8-10 (a seconda delle coppette); mascarpone 250 gr; zucchero 40 gr + 2 cucchiai; uova 2; buccia di 1 arancia e di ¼ limone; vino passito.


La prima operazione da fare sarà quella di caramellare 4 fichi: li tagliamo a rondelle con tutta la buccia; disponiamo i fichi in un tegame, spolveriamo con 2 cucchiai di zucchero e le bucce di arancia e limone. Li irroriamo con 2-3 cucchiai di vino passito e 1 cucchiaio di acqua e lasciamo macerare per alcune ore.
A quel punto passiamo il tegame con i fichi a sbollentare a fuoco medio per 1 minuto, poi lo trasferiamo in forno già caldo a 180° per circa 10', il tempo di farli caramellare.

Prepariamo la crema battendo bene i rossi con 40 gr di zucchero, aggiungiamo il mascarpone, incorporiamo per bene ed infine aggiungiamo le chiare montate a neve. Giriamo molto delicatamente fino a che diventi una crema omogenea. Per ultimo uniamo 4 fichi sbucciati e tagliati piccoli e amalgamiamo con dei movimenti avvolgenti.

Bagniamo i savoiardi con il vino passito mischiato con una piccola quantità di acqua e con essi foderiamo il fondo delle coppette e sopra ci versiamo la crema di mascarpone e fichi. Portiamo le coppette in frigo per alcune ore.
Prima di servire decoriamo con i fichi caramellati, una spolverata di cacao amaro e...........

BUENA DELIZIA DEL PALATO!!!!

25 agosto 2018

farfalle in insalata con gamberi zucchine e curcuma



Questa mattina ho cucinato presto, pensando in questo modo di ottenere due grandi risultati:  una pasta fredda gustosa dove poter utilizzare le zucchine sott'olio che ho preparato nelle settimane scorse e in secundis una cucina fresca, senza vapori, per l'ora di pranzo!!.
Nel caso voi non abbiate preparato le zucchine sott'olio potete benissimo prepararle il giorno prima o comprarle già pronte.

Gli ingredienti che ci servono sono:

farfalle 300 gr; gamberi 350 gr; zucchine 2; curcuma 2 cucchiaini; vino e aceto bianco in parti uguali; origano; prezzemolo; erba cipollina; aglio; olio extravergine d'oliva; sale grosso.

Tagliamo le zucchine a julienne, le mettiamo in uno scolapasta, le ricopriamo con del sale grosso, ci mettiamo un peso sopra lasciandole per circa un'ora, in questo modo perderanno l'acqua di vegetazione.
In una pentola mettiamo a bollire dell'aceto e del vino bianco in parti uguali con un pizzico di sale grosso; lessiamo le zucchine per 1 minuto dal momento che riprende il bollore, le scoliamo e le lasciamo asciugare su un panno bianco.


Il giorno dopo condiamo le zucchine con aglio e prezzemolo tritati, una manciata di origano e dell'olio extravergine d'oliva.

Sbollentiamo i gamberi ed una volta raffreddati li sgusciamo, lasciando da parte qualcuno sano per decorare.
Tagliamo i gamberi a pezzetti, li sistemiamo in una insalatiera e ci aggiungiamo le zucchine sott'olio appena sgocciolate.

Facciamo bollire abbondante acqua in una pentola dove, dopo aver messo la pasta a cuocere, aggiungeremo, oltre ad un pugno di sale grosso, due cucchiai di curcuma.
Scoleremo la pasta quando è cotta ben al dente; la faremo passare velocemente sotto un getto di acqua fredda per poi versarla nell'insalatiera.
Giriamo delicatamente per far amalgamare il tutto e portiamo in frigo per minimo 3 ore.
Al momento di servire decoriamo con i gamberi messi da parte, dell'erba cipollina e dell'origano e....

BUEN PROVECHO PARA TODOS!!!

22 agosto 2018

visitando il museo etnografico walser di rimella


Un viaggio per essere considerato tale deve addentrarsi in quella che è la realtà di vita, passata e presente, del luogo che si visita ... altrimenti, secondo me, abbiamo conosciuto il nulla.
Tra le montagne dell'Alta Valsesia vi è un mondo incantato da scoprire, che racchiude in sé un misto di dolce bellezza paesaggistica intrecciata ad un'ardua e laboriosa sopravvivenza.


Ostilità e durezza che non avrei interpretato così in fondo se non ci fosse stata come nostra guida Paola Borla, responsabile dello sportello linguistico Walser di Rimella (Remmalju in lingua Tittschu), a raccontarci, con tanto amore e passione per la sua terra, la storia di questo angolo di montagna.
Storia ben racchiusa e rappresentata nel museo etnografico Walser G.B. Filippa, che lui stesso definiva "Gabinetto di curiosità e cose rare", che altro non è che una casa walser abitata fino a circa 40 anni fa, quindi già carica dei suoi avvenimenti.
Osservando a prima vista i diversi attrezzi, gli strumenti di lavoro o gli utensili vari di vita quotidiana che si trovano nel museo, ci si ritrova in una miriade di storie di vita italiana dei secoli scorsi; storie di vita che in tanti luoghi è stata una realtà fino a pochi anni orsono.
Sensazione che dura solo pochi secondi, perché il museo-casa-biblioteca-archivio etnolinguistico spalanca davanti a noi una realtà di ingegno e di adattamento con quel poco che l'ambiente montano offre...


Una montagna impervia che nulla ha potuto contro la forza, la creatività e la tecnica dei rimellesi, che si sono sorretti grazie ai duri lavori agro-silvo-pastorale; alla lavorazione del legno, creando oltre a grandi e piccoli oggetti di vita quotidiana (decorati con arte) dei grandi ebanisti; all'estrazione dei gneiss (lastre di pietra) che hanno lavorato sapientemente per creare il basamento ed il tetto delle loro case, diventando abilissimi edili.
Non scordiamoci mai che ogni trasporto, leggero o pesante che fosse, veniva fatto a spalla nei sentieri montani, molto spesso erano le donne anziane che si prestavano per un misero compenso... Bisognerà aspettare la fine dell'ottocento per veder diffondersi il trasporto a fune per inviare a valle carichi di legna e di fieno e solo intorno al 1950 per la comparsa della teleferica, per un trasporto in discesa e finalmente anche in salita ... trasporto usato ancora oggi.


Anche tra queste valli si rese necessaria l'emigrazione, vuoi stagionale (durante l'inverno) che definitiva, verso il nord d'europa.
In assenza degli uomini, tutti i lavori rimanevano a carico delle donne le quali, in aggiunta a dover provvedere ad ogni bisogno della vita domestica, badando ai bambini ed anziani, dovevano accudire il bestiame nutrendoli, pulendo la stalla ed infine portando via il letame con la slitta. Inoltre si occupavano dei lavori nei campi durante l'estate; loro era anche il compito di raccogliere nei boschi ogni filo d'erba trovata e portarla a casa sulla schiena nella gerla; a volte si spingevano in luoghi così malagevoli da lasciarci la vita.


Questa è la storia "del museo dell'uomo e della sua montagna". E ringrazio infinitamente Paola che, con la sua voce a volte tremolante di un eco che arrivava da un lontano vissuto, rimarca che nell'etimologia della parola "uomo" vi è inclusa non solo la parola donna ma anche la sua dura esistenza ...

Ci sarebbe ancora tanto da raccontare; lascio a voi delle curiosità da scoprire.
Concludo elogiando il rispetto, la collaborazione e l'accoglienza di questo popolo.
Se poi volete vedere dei piccoli scatti fotografici fatti nelle frazioni Sella e Chiesa di Rimella, in provincia di Vercelli nella regione Piemonte, a circa 1180 m.s.l.m., sarà suficiente cliccare qui, e ...

BUEN VIAGGIO PARA TODOS!!!