29 novembre 2014

Crema ai topinambur

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I topinambur sono dei tuberi di origine americana, nello specifico della parte nord; nell'antichità hanno preso parte nelle tavole italiane per poi essere rimpiazzati dalle patate. Per fortuna oggi vengono nuovamente considerati e rivalutati per due motivi fondamentali: sono poco calorici e ricchi di fibre solubili tra cui l'inulina. Per ottenere la miglior efficienza possibile, dovrebbero essere consumati con la loro buccia: semplicemente spazzolati.
Ci provo con questa crema, molto semplice e dietetica:

topinambur 400 gr.; ricotta 150 gr. circa; sedano un gambo; pomodorino 1; cipolla 1; prezzemolo; olio d'oliva e sale.

Dopo aver lavato e spazzolato bene i topinambur li ho tagliati a pezzi e li ho messi a cuocere, a fuoco medio, in un tegame con dell'acqua fredda, il sedano, il pomodorino e il sale per 20-25 minuti  (vediamo con la forchetta il grado di cottura).
Nel frattempo ho tagliato la cipolla a rondelle e le ho fatte stufare a fuoco lento aumentando la fiamma 5 minuti prima di spegnere per dare un leggero colore.
 
Ho frullato i topinambur, vi ho unito la ricotta ben schiacciata e, girando per amalgamare bene, ho rimesso sul fuoco per pochi  minuti versandoci sopra la cipolla con il suo olio.
Per farlo ben dietetico l'ho accompagnato da crostini di pane raffermo, anche se dovrebbero essere saltati in tegame con dell'olio, naturalmente il sapore è tutta un'altra cosa!!!!! Solo voi potete sapere quanto volete e siete disposti a fare i bravi!!! Comunque sia.....
BUEN PROVECHO!!!!!!

topinambur, un tubero ormai dimenticato

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Ricordo che tantissimi, ma tantissimi anni fa, quando mio marito aveva iniziato timidamente la sua idea di allevare le lumache, leggendo ed informandoci, scoprimmo che tra le varie piante utili per questi lenti amici della Granja, c'erano i topinambur. Non avevamo la più remota idea di cosa e come fossero e grazie a nostra nipote, che abita in Svizzera, riuscimmo ad avere questi preziosi tuberi, che man mano che crescevano si assomigliavano sempre di più a delle piante che avevamo in un angolo sperduto.......e, meraviglie delle meraviglie, era proprio così, eravamo andati alla ricerca di qualcosa che avevamo!!!! gli "helianthus decapetalus".

Non è per niente sorprendente la cosa, visto che questo tubero non è stato più tenuto in considerazione ed è stato dimenticato nel tempo; perdendo un prezioso alleato, non solo nel orto-giardino come ornamento floreale e come riparo per le nostre lumache! ma anche in cucina e nel nostro armadietto di medicinali naturali.
Così siamo venuti a scoprire il suo sapore delicato, anche se un po' dolciastro, e mi sono spinta a cuocerlo in svariati modi, anche se il modo più indicato di consumarlo, per far si che rimangano intatte le sue proprietà, è crudo e fatto in insalata: affettato sottilmente e condito con del solo olio d'oliva e prezzemolo, oppure aggiungendo un goccino di limone.

Abbiamo appresso che è poco calorico: 25 Kcal per ogni 100 gr., e scoperto le sue qualità terapeutiche:
Il topinambur viene considerato "la patate per i diabetici" grazie al suo componente principale che è l'inulina, una fibra solubile che, a quanto ho letto, dovrebbe aiutare ad abbassare la glicemia (non avendo nozioni mediche, metto il condizionale).

Pero è più che certo, e confermo personalmente, che le sue fibre aiutano a regolarizzare il nostro intestino, riequilibrando la nostra flora batterica.
Per questo va detto che non dovrebbero essere sbucciati ma solo ben lavati e raschiati.
Il topinambur è ricco di vitamine "A" e vitamine del gruppo "B" che lo rendono un alimento indicato per la nostra vista e per quelle debilitazioni sia fisiche che mentali.
Non contenendo glutine, può benissimo essere consumato da chi a intolleranze o è celiaco.







Mentre sul modo di coltivarlo sapevamo molto bene che era molto infestante!!! e che, oltre a prediligere i luoghi umidi, non aveva bisogno di altre cure.
Per chi volesse iniziare a coltivarli, il periodo migliore di interramento di questi tuberi, è verso la fine del mese di marzo, ad una profondità di 10 cm. e ad una distanza li uni dagli altri di circa 30 cm. Durante il periodo vegetativo della pianta possiamo aiutarla con qualche innaffiatura, senza creare mai dei ristagni. Verso la fine dell'estate potremmo ammirare i suoi fiori, simili a delle margherite, e solo quando ormai la pianta ha finito il suo ciclo ed è ormai secca, verso fine autunno o inizio inverno, che potremmo raccogliere i suoi tuberi che si trovano al massimo del loro sviluppo. A differenza delle patate, una volta raccolti, non si mantengono a lungo, circa 3-4 giorni; quindi raccoglieteli solo quando vi servono e nella giusta quantità se non volete che si secchino e non siano più utilizzabili. Di norma ogni pianta produce una grande quantità di tuberi, tanto che è difficile estirparli tutti, però controllate che rimanga qualcuno se volete continuare la loro produzione l'anno successivo.....

Vi faccio vedere alcuni modi in cui li ho cucinati:


crema ai topinambur
omelette con topinambur
cannolicchi con salsiccia e topinambur

27 novembre 2014

addobbi natalizi rielaborati - parte 1°

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E' da diversi anni che ho un grande conflitto personale sul significato vero del Natale, a voi risparmio questa diatriba, vi racconto solo che, nonostante tutti i miei bei discorsi, continuo ad aspettare l'otto dicembre come una bambina per preparare il mio albero; anzi, già da giorni prima penso a come addobbarlo e, come di abitudine, ogni anno aggiungo un pezzo nuovo e cambio sempre qualcosa.
Non riesco a disfarmi degli addobbi che si vanno rovinando, hanno tutta una storia dietro ad ognuno di essi...soprattutto a quelli di 20-30 anni fa e anche oltre!!!
Il motto "nulla si distrugge, tutto si trasforma", lo applico anche in questo; perché non mi stancherò mai di dire che per affermare che sia un vero e proprio riciclaggio dobbiamo utilizzare quello che abbiamo, cambiandoli solo l'aspetto per poter continuare ad usarli.
Bastano pochi accorgimenti e tanta fantasia per farlo; e se consideriamo che la situazione economica è quella che è, non viene per niente male!! Senza tralasciare che è anche un bel divertimento, impegno manuale e svago per i bambini.
Con un po' di tempere e di vernici possiamo dare una nota di colore a delle vecchie candele  ravvivandole:

o, aiutandoci sempre con del colore, per coprire quel "consumato" degli anni oppure cambiandoli completamente la funzione.  Delle vecchie palline ridipinte possono diventare dei batacchi per delle campanelle ("ex decorazioni" di vecchie lucette):
 

E continuando a togliere quel "consumato" che dire di farci aiutare, oltre che dalla vernice e porporine, anche da semi di sesamo o dal sale grosso ( per far attaccare quest'ultimo non usate la colla vinilica, rischiate di far sciogliere il sale....e successo a me!!).

Guardando i colori rossi accessi dei semi della magnolia mi è venuta l'idea di incollarli ......però mentre lo facevo mi è venuto il dubbio che potessero marcire subito ed allora li ho coeprti con della vernice trasparente.....a vederlo sembra che non è venuto male....vedremo che succede nei prossimi giorni!!!

 

Adesso sto cercando di preparare altri con nastri, nastrini e stoffe.......poi ve li farò vedere. Per adesso
    BUON LAVORO a voi!!!!!.  

22 novembre 2014

maccheroni alla chitarra - maccarune a la chetarre

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Quale miglior modo di festeggiare la "giornata mondiale della Musica", senza voler offenderla in cucina, se non con questo piatto tipico Abruzzese, viene già menzionato nel medioevo: i maccheroni alla chitarra e più precisamente "le maccarune a la chetarre".
E' particolare non solo per la forma della pasta che è quadrata, ma proprio per lo strumento che si utilizza per tagliarla, che li conferisce quella forma: la chitarra in dialetto "lu maccarunàre". Il suo nome deriva non solo dalle caratteristiche dello strumento-attrezzo, ma anche dal suono che produce il movimento delle dita fatto sulle corde di acciaio  per far staccare la sfoglia una volta tagliata.
Molto timidamente vi farò vedere come l'ho preparata e quali ingredienti usare:

 Per ogni uovo vanno considerati 100 gr. di farina ( metà tra farina di grano duro e metà di farina 00); un pizzico di sale e naturalmente la "chitarra".

Prepariamo la pasta all'uovo mettendo sulla spianatoia la farina e, formando una fontana, le uova ed il sale. Lavoriamo a lungo l'impasto ed una volta ottenuto un composto liscio lasciamo riposare per mezz'ora coperta. Stendiamo l'impasto in sfoglie alte circa 3 mm, tenete conto che deve essere alta tanto quanto è largo lo spazio tra una corda e l'altra, altrimenti verranno delle linguine.
Adesso passiamo al vero capolavoro:
Tagliamo le sfoglie per una lunghezza circa di 25 cm. e le adagiamo, una alla volta, sulle corde; con l'aiuto del mattarello faremo della pressione sulla sfoglia ed arpeggiando sulle corde faremo scendere i maccheroni sulla spianatoia, spargendoci sopra una pioggerellina di farina.




 Una volta tagliate tutte le sfoglie copriamo e lasciamo asciugare.
La tradizione vuole che i maccheroni siano conditi con un ragù bello corposo fatto con tre tipi diversi di carne: vitello, maiale ed agnello e a cui infine vengono aggiunte le "pallottelle", che altri non sono che delle piccolissime polpettine di carne di vitello fritte, il tutto ben spolverato con del pecorino grattugiato.....diventando un piatto più che unico!!!
Chiudo scusa per la libertà che mi sono presa nel scegliere il condimento però, con questa pasta, il sugo fatto con le ali di pollo era quello preferito da mio padre.....
BUON PROVECHO!!!!

20 novembre 2014

portatovaglioli con rotoli di carta

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Questa è la pagina più abbandonata in assoluto; aspetto sempre che arrivi il tempo per potermi dedicare ai miei lavori manuali, ma poi....
 Continuavo a mettere da parte i rotoli di carta con l'intento di fare dei portatovaglioli, e oggi mi son detta: adesso o mai più!!!  Ne ho realizzati di diversi tipi, così come mi sono venuti in mente e con quello che avevo.
Se vi può servire come spunto, non solo da mettere in tavola, ma anche come idea regalo, vi racconto come li ho fatti ed i materiali che ci servono per realizzarli:


 rotoli di carta; nastri, nastrini, carte natalizie, stoffe; ogni tipo di decorazione in vostro possesso.
Perché affinché sia un vero reciclaggio dobbiamo utilizzare tutto quello che abbiamo.

Come prima cosa segniamo, con una matita, tutto intorno la metà del rotolo ( per quelli da cucina dovremmo segnare quattro parti) e con l'aiuto di un cutter tagliamo i rotoli stando attenti a non fare troppa pressione su di loro, si rischia di schiacciarli!!!.


Avvolti con il nastro:
Applichiamo uno strato sottile di colla vinilica nella parte interna del rotolo e facendo una leggera pressione ci incolliamo un'estremità del nastro; aspettiamo giusto un attimo ed andando dentro-fuori; dentro-fuori, con il nastro, copriamo tutto il rotolo. Tagliamo il nastro che ci avanza, sempre nella parte interna, e lo fermiamo con la colla vinilica. A questo punto non ci rimane altro da fare che incollarci la decorazione scelta.

Ricoperti con il nastro:
 Questo è ancora più semplice e sbrigativo. Applichiamo la colla vinilica nella parte esterna del rotolo e ci incolliamo l'estremità del nastro una volta asciutto giriamo tutto intorno fino a coprirlo completamente. Tagliamo il nastro e su questa sovrapposizione che si viene a creare ci applichiamo le decorazioni, in modo tale che rimanga nascosto!

Foderati con la carta:
 
Un'altra alternativa è quella di foderarli con della carta, vanno benissimo anche quei ritagli che ci rimangono delle carte regalo che non sappiamo mai che farci.
Tagliamo la carta più lunga del  rotolo, in modo tale che l'eccedenza la ripiegheremo in dentro, e la fermeremo sempre con della colla vinilica. Possiamo volendo anche darli un doppio utilizzo: portatovagliolo e segnaposto allo stesso tempo.......

E come dico sempre: lasciate galoppare la vostra fantasia e la vostra creatività.....

19 novembre 2014

dulce de membrillo - cotognata

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So di essere molto in ritardo pubblicando questa ricetta, come al solito il tempo per scrivere è molto tiranno!, però nel caso ancora qualcuno abbia qualche mela o pera cotogna tra i cassetti si può mettere all'opera, altrimenti per l'anno prossimo già sapete che farci, anzi, vi consiglio di appuntarvelo da qualche parte per non scordarvelo.
Il "dulce de membrillo", qui in italia la cotognata, è un dolce tradizionale argentino, che non solo viene utilizzato per preparare dei dolci, ma viene consumato, da solo, dopo i pasti come dolce, se poi ci aggiungete una fettina di formaggio fresco diventa un capolavoro!.
Quest'anno ho voluto provare a farlo in casa con le cotogne che avevo, il risultato è stato buono, ho ricevuto persino i complimenti dalla mia zia argentina!!!


Vi racconto cosa ho fatto e gli ingredienti che ho usato:

mele o pere cotogne 1 kg; mela 2; zucchero 800 gr; vino bianco ¼ di bicchiere; succo di ½ limone; cannella in polvere.
Il peso delle mele cotogne l'ho calcolato dopo aver sbucciato la frutta, tolto il torsolo e le parti che non erano in buono stato.

Ho tagliato le mele cotogne, così pulite, a pezzetti, lo stesso ho fatto con le altre mele; le ho messe tutte in un tegame ricoprendole con lo zucchero e le ho bagnate con il succo del ½ limone lasciandole a macerare per tutta la notte. Le mele con lo zucchero rilasceranno il loro liquido.
La mattina dopo ho collocato la pentola sul fuoco a fiamma alta ed una volta che ha cominciato a bollire ho aggiunto una spolverata di cannella ed il vino bianco. Ho fatto evaporare ed a quel punto ho abbassato la fiamma rigirando spesso.


Quando le mele sono diventate morbide ho tolto il tegame dal fuoco e con l'aiuto del frullatore ad immersione le ho frullate fino a renderle come un purè.
Ho rimesso la pentola sul fuoco, a fiamma bassa, ed ho lasciato cuocere ancora, girando spesso, fino a quando  è cominciato ad attaccarsi alle pareti della pentola.... come al solito ho fatto la prova del piattino: ho messo un cucchiaino della cotognata ed ho inclinato completamente il piattino, se rimane attaccata è pronta!!


Ho versato il composto in alcuni stampi di vetro, dando dei colpetti qua e là affinché rimanesse ben compatto, lasciando raffreddare a temperatura ambiente ed una volta freddi, due li ho coperti mentre l'altro l'ho sformato con l'aiuto di un coltello e mangiato immediatamente, senza dire  BUEN PROVECHO a nessuno!!!.

Due cose prima di finire:
•  Non chiedetemi perché è venuta così chiara; all'inizio ho pensato che dipendesse dal fatto che avevo messo meno zucchero, poi, come tutti, sono andata alla circa su internet, ma le risposte che ho trovato erano così contraddittorie le une con le altre, che mi è venuto il dubbio che qualcuno ne sapesse più di me!
•  Ho fatto anche della marmellata con le cotogne, ma questo sì, lo vedremo l'anno prossimo!
•  Ed un curiosità, anche se so che non è molto indicato parlare di queste cose mentre si mangia......, la cotognata è molto indicata per chi ha problemi intestinali, per dirla molto delicatamente ha delle proprietà astringenti.